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Questo Articolo è stato letto 1017 volte | Torna al Magazine Piccoli comuni
14 feb
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I visitatori di Terni non possono perdere l’opportunità di visitare, a soli 12 km di distanza, il caratteristico borgo di San Gemini, situato su una piccola collina. Chiamato “il paese delle acque” per le omonime terme, l’acqua oligominerale qui prodotta, ma anche per la vicinanza alle cascate delle Marmore, San Gemini conserva nelle sue forme architettoniche le tracce di un antico passato.

 



La storia: il territorio era abitato già in epoca romana, come attestano i resti di un altro centro abitato romano, Carsulae, distante pochi chilometri lungo l’antica Via Flaminia. L’originario agglomerato urbano si sviluppò in borgo medioevale dopo la fondazione dell’Abbazia di San Nicolò, ma venne distrutto nel 882 dai Saraceni. In seguito fino al XV secolo il borgo fu gastaldato sotto l’influenza di Narni, per esserne poi affrancato e divenire invece feudo della famiglia Orsini nel 1530, sotto i quali fu levata a Ducato nel 1590 da Papa Urbano VII. 

Dall’architettura tipicamente medioevale del centro storico ai verdi paesaggi collinari fino alle sorgenti di acqua minerale, ci sono numerosi spunti per organizzare un tour umbro con i fiocchi.


Il percorso: l’ingresso al borgo avviene attraverso l’imponente Porta Romana fatta erigere nel 1723 dal duca Scipione Publicola  di Santacroce e che è il punto d’accesso nelle mura settecentesche che ancora circondano la parte moderna del comune. Piazza San Francesco è la più grande della città, al di fuori della cinta muraria medievale, attraverso cui si accede al nucleo storico arroccato sull’apice del colle; sulla piazza si affaccia l’omonima Chiesa di San Francesco, dedicata al Santo che qui praticò un esorcismo nel 1213. Di architettura gotica, caratteristico è l’arco a sesto acuto con portale in legno, l’edificio ad una sola navata contiene affreschi quattrocenteschi di scuola umbra.
Sulla Piazza svetta poi la mole turrita del Palazzo Comunale, edificio del settecento conosciuto anche come Palazzo Canova, perché nel 1816 Bartolomeo Terzi svendette la proprietà dell’immobile, insieme alle terre, al famoso scultore neoclassico che ne fece la sua residenza estiva.
Lungo l’asse viario principale del centro storico, costituito dalle attuali Via Roma e Via Casventino, si ripercorre il tracciato dell’antica Via Flaminia. Attraversando Porta Burgi (XII secolo) si entra nel quartiere medievale, dove si può ammirare Palazzo Vecchio, la Torre Esperia con la sua “campana dell’adunanza” e arrivare  fino a Piazza Garibaldi e alla Chiesa di San Giovanni, ricnoscibile per l’antica facciata romanica risalente al 1200 e il portale a mosaici cosmateschi, i cui stipiti poggiano su due leoni in pietra.
L’ultima tappa del percorso va riservata a Piazza del Duomo per un visita al Duomo di San Gemine, dedicato al protettore e risalente al XII secolo, ma completamente restaurato nell’Ottocento: nella sacrestia si conservano l'urna e la lapide originarie, mentre le reliquie del Santo, rinvenute nel 1775, sono seppellite sotto l'altare maggiore.

 

Curiosità: edificio antichissimo è l’Abbazia di San Nicolò, raggiungibile dalla Statale Tiberina a Sud Ovest del borgo. Ad essa si riferisce la prima iscrizione ufficiale su San Gemini, del 1037. Nei secoli la Chiesa attraversò periodi di decadenza, con danni strutturali al tetto e alle pareti, prima di essere restituita al suo splendore da lavori di restauro compiuti nel 1967; nel frattempo però il portale originale è stato acquistato dal Metropolitan Museum di New York nel 1936 e sostituito da una fedele riproduzione. All’interno dell’abside è ancora custodito un preziosissimo affresco del 1925 del maestro Rogerino da Todi, raffigurante La Madonna con bambino.

Antonio Canova non fu l’unico ospite illustre della città. Anche Giuseppe Garibaldi sostò a San Gemini il 12 luglio del 1849, dopo essersi ritirato da Roma, seguito dai suoi fedelissimi, molti dei quali erano proprio sangeminesi. Ne resta ricordo in una lapide che commemora il passaggio dell’Eroe dei Due Mondi. 


Le Terme: già agli inizi dell'Ottocento, le due sorgenti minerali di “Santo Gemini” attirarono l’attenzione degli amministratori locali, che intendevano trasformare il paese in un centro termale sfruttando le proprietà terapeutiche dell’acqua. Il parco delle terme dell'acqua minerale Sangemini, riconosciute ufficialmente nel 1939, è aperto da giugno a settembre; è costituito da ben 6 ettari di macchia mediterranea umbra caratterizzata da un magnifico bosco di querce secolari e dispone dei seguenti servizi: campi da tennis, campo da minigolf, percorso della salute, parco giochi, anfiteatro e parco daini.
L’intera area può essere considerata come un vero e proprio Museo a cielo aperto: nella sua magica atmosfera trovano infatti posto le opere di Angelo Biancini e Pietro Porcinai, due dei più grandi artisti del Novecento.
Qui si possono effettuare cure idropiniche. L’acqua di queste terme è relativamente fredda, dato che raggiunge una temperatura compresa tra i 13 e i 15°C. Si tratta di un acqua di tipo bicarbonato-calcica, particolarmente adatta alla cura di malattie renali, gastroenteriche e urinarie, e consigliata a chi pratica sport o esercizio fisico a qualsiasi livello, in quanto dona un effetto restauratore alleviando la fatica e aiuta ad eseguire performance più efficienti. Essendo un’acqua facilmente assimilabile, grazie alla presenza di calcio, è molto indicata per l’osteoporosi e l’alimentazione dei neonati.