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La scorsa estate, ho avuto il piacere di recarmi in Sicilia per una settimana, isola del nostro mare mai visitata prima.

Preso il traghetto a Villa San Giovanni ho raggiunto Messina e ho alloggiato per una settimana a Portorosa, località vicina al comune di Patti e alla sua frazione Tindari.

 

Il primo giorno ho fatto visita al Santuario di Tindari, situato su di un promontorio a strapiombo sul mare, all’interno delquale è conservata la statua della  Madonna nera di Tindari, in legno di cedro, a cui è legata una leggenda. La statua di origine bizantina fu portata in Sicilia presumibilmente durante le persecuzioni iconoclaste dell’VIII secolo.

  madonnanera.jpg  

 

Si racconta di una pellegrina giunta al Santuario con il suo bambino per venerarela Madonnanera del Tindari in occasione dei suoi festeggiamenti. Pare che alla vista di quest’ultima la donna rimase alquanto delusa dal colore della pelle più scuro del suo e pertanto non degna di una Madonna immacolata. 

Finiti i festeggiamenti, mentre la donna si preparava al suo rientro si accorse che suo figlio era precipitato dal ciglio della montagna che scende a picco sul mare.

 

Disperata, cadde in ginocchio e pregò con ardore la grande madre di Dio; le sue preghiere furono accolte dalla Regina del Cielo, che ordinò al mare di ritirarsi dal punto in cui era caduto l’innocente bambino.

Il mare obbedì e il piccolo fu trovato seduto sulla sabbia asciutta che giocava tranquillamente tra lo stupore della folla che aveva assistito al grande miracolo.

 

La Madonnaè rappresentata seduta, mentre regge in grembo il Figlio divino, che tiene la destra sollevata, benedicente. Ella inoltre porta in capo una corona di tipo orientale, una specie di turbante, ricavato nello stesso legno, decorato con leggeri arabeschi dorati.

 

Altrettanto interessante è stato visitare la Cattedrale di Palermo, la Madonna dei Sette Dolori della Chiesa dei Santi Quaranta Martiri alla Guilla e le Catacombe dei Cappuccini.


La Cattedrale,  composta da diversi stili, sussiste sulla base di precedenti edifici religiosi. Ha subito nel corso dei secoli vari rimaneggiamenti, l’ultimo alla fine del XVIII secolo.

                            palermo.jpg

 

Nel suo complesso, l’opera conserva sia l’aspetto goticheggiante che bizantino. Il suo è un impianto a croce latina con la presenza di un transetto trasversale, sensibilmente più stretto rispetto alla navata principale, sul quale si innalza la cupola del XII secolo.

 

Le navate sono a loro volta divise da pilastri con statue di santi sui quali si innalzano archi a tutto sesto. Sul pavimento della navata centrale è stata realizzata, durante i rifacimenti moderni, una meridiana in marmo intarsiato rappresentante i segni zodiacali.

 

La terza domenica di settembre, sulla base di un impegnativo programma religioso, si celebrano i festeggiamenti  in onore di Maria SS. Dei Sette Dolori.

La bellissima statua della Madonna Addolorata è unica nel suo genere e nell’iconografia palermitana: si presenta rivestita di un vero abito di pregevole stoffa elegantemente ricamato e un manto di velluto nero, dono di Sua Maestà la regina Elena del Casato dei Savoia.

 

Nel 1534 viene affidata ad un gruppo di Cappuccini una cappella di epoca normanna, dedicata a  fuori le mura della città.S. Maria della Pace.

                                                                                                                                                              madonna.jpg

 

Successivamente Don Ottavio d’Aragona, alla sua morte, lascia ai frati il suo palazzo adiacente la cappella, così il convento viene modificato e ampliato.

La chiesa si presenta attualmente divisa in tre navate, ricca di grandiose opere in marmo, pregevoli altari emonumenti funebri con iscrizioni dedicate ai defunti.

 

Il convento dei Cappuccini è però famoso per il vasto cimitero sotterraneo impropriamente chiamato “catacombe” che, nonostante sia uno spettacolo piuttosto macabro e non adatto a tutti, è sicuramente unico nel suo genere.

 cappuccini.jpg

 

I cunicoli del cimitero, scavati alla fine del ‘500, si snodano formando un rettangolo in cui sono custodite circa ottomila salme divise per sesso e ceto sociale, generalmente alto in quanto il costo per l’imbalsamazione era piuttosto elevato.

Il metodo di conservazione usato dai Cappuccini prevedeva un periodo di circa un anno in cui la salma veniva lasciata “scolare” dopo essere stata svuotata degli organi interni in un locale chiuso, dopo di che veniva lavata con acqua e aceto, asciugata, riempita con della paglia, rivestita ed esposta nelle nicchie.

 

Nei periodi di gravi epidemie i cadaveri venivano immersi in bagni di arsenico, riconoscibile dal colore rossastro dei cadaveri, o di acqua di calce.

 

Un trattamento a base di farmaci venne usato per l’imbalsamazione della piccola Rosalia Lombardo, una delle ultime salme ammesse alla sepoltura nella cripta. Morta a soli due anni a causa di un’infezione bronchiale, la piccola è oggi conservata in una bara di cristallo posta ai piedi dell’ altare della Cappella di Santa Rosalia, dove sembra stia dormendo essendo il suo volto praticamente intatto.

                                                       bimbo.jpg

Nel 1779 Ippolito Pindemonte in occasione della sua visita alle cosiddette Catacombe dei Cappuccini, rimase molto colpito da questo singolare spettacolo tanto da volerlo immortalare nei versi dei suoi “Sepolcri”.

Ancora oggi la conservazione e la manutenzione di questo cimitero è affidata ai frati consentendo la visita ai numerosi turisti provenienti da tutto il mondo.

Nel convento ha sede il Collegio Internazionale per le Missioni religiose all’estero e una ricca biblioteca che custodisce opere rare di scrittori greci e latini.

 

Visitare i centri turistici della provincia di Messina è stata la principale caratteristica della mia vacanza in Sicilia, tra questi quello di Taormina, la città nasce su un’ immensa  terrazza che affaccia sul mare dei giardini di naxos.

 

Taormina è nata come città turistica, perché Siculi, Greci, Romani, Bizantini, Saraceni la scelsero per soggiornarvi a lungo e non solo per motivi politici. I Normanni, in particolare, la consacrarono come sede turistica residenziale e divenne, sin da allora, centro di congressi e di convegni, di visite e di soggiorni. Ma fu soltanto verso la fine del diciannovesimo secolo che Taormina raggiunse l’apice della notorietà come luogo di soggiorno internazionale. Cominciarono ad affluire in misura sempre più massiccia nobili e benestanti inglesi e molti di loro acquistarono delle ville.

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I personaggi più prestigiosi di tutta Europa visitarono Taormina. Si ricordano tra i tanti altri artisti e letterati, Salvador Dalì, Edmondo De Amicis, Luigi Pirandello, Oscar Wilde. Tra gli uomini di cinema, teatro e spettacolo, che innumerevoli hanno visitato Taormina, si ricordano Michelangelo Antonioni, Marcello Mastroianni, Greta Garbo.                                                                                    

L’ultimo giorno la visita alla città di Messina che sorge esattamente di fronte alla costa italiana. Fondata dagli antichi Siculi, i quali la denominarono Zancle, che vuol dire << falce >>, per la sua forma falcata. La città ha subito nel corso dei secoli diverse influenze, mostrando tracce e contributi di tutte le culture che si sono stabilite a Messina quindi in Sicilia negli ultimi due millenni.


                         messina.jpg

 

Interessante per me è stato, venire a conoscenza della vicenda che si cela dietro la sua attuale denominazione. Sembrerebbe che nel V secolo a. C. se ne impadronì Anàssila, tiranno di Reggio, il quale vi stanziò dei coloni della Messenia, dai quali  la città ebbe il nome di Messana, divenuto poi Messina.

Un terribile terremoto nel 1908 distrusse quasi completamente la città già provata dal terremoto del 1783, così che, oggi, assai scarsi sono i monumenti della sua antichità.

 

Oggi la città è caratterizzata da larghe vie dritte e palazzi di altezza limitata, frutto di una ricostruzione antisismica.

 

Uno degli aspetti più belli del nostro lavoro è naturalmente il viaggio. Lasciarsi alle spalle le occupazioni ordinarie e anche un po’ di noi stessi e avventurarsi da pellegrini sulle strade che tracciano il paesaggio italiano, coglierne le infinite anime e cromie. Il tour virtuale è sicuramente uno degli strumenti più affascinanti che possediamo per raccontarvi le  attrattive del Belpaese. E’ per questo che ora siamo in partenza, ci allontaniamo avidi di conoscenza, per preparare moderni viaggi interattivi, pronti a fotografare nuove mete.  Ci muoviamo verso Pesaro, ma prima  attraversiamo  una famosa località dell’Alto Sangro. Il cielo è plumbeo e abbiamo imboccato un lungo e tortuoso percorso in salita. Curve e tornanti ci portano fino a Roccaraso in provincia dell’Aquila.  Una caratteristica località di montagna panoramica e  suggestiva meta di molti sciatori grazie ai suoi ottimi comprensori. Il clima è decisamente fresco, anche in estate questa è una  destinazione turistica  privilegiata da chi ama le escursioni nel verde al riparo dall’afa. Proprio in centro, sulla salita della chiesa di Sant’Ippolito abbiamo notato la Locanda di Zeno.  Oltre all’accoglienza piacevolmente cordiale siamo stati rapiti dai sapori ricercati e genuini dei piatti. Abbiamo trovato deliziosi gli accostamenti di vino e carni e i prezzi sono decisamente contenuti. Vi segnaliamo anche una piccola pasticceria “Dolci Momenti”,  luogo di ritrovo per gli abitanti di Roccaraso. Ci siamo accomodati nella sala interna e dopo aver assaggiato i biscotti tipici e un’ottima torta alla ricotta, abbiamo capito il  perché di quella folla all’ingresso. Noi proseguiamo il nostro viaggio diretti a Fano, ma per chi trascorre una o più notti qui a Roccaraso in cerca di relax, lHotel Boschetto a 9  kilometri dal centro, incastonata nel silenzio degli Altopiani Maggiori spicca per la qualità  dei servizi  messi a disposizione e per le aree benessere.